CONTO MAZZINI: GIAN NICOLA BERTI

berti gian nicola articleGIAN NICOLA BERTI SU CONTO MAZZINI IN COMMA COMUNICAZIONI 10.12.2013

In quest’aula non esistono parlamentari più legittimati di altri a fare questioni morali, esistono forse persone che hanno meno esperienza politica, esistono politici di più lungo corso che sono legittimati al pari degli altri. Qualcuno ha detto che dentro quest’Aula ci sono poche persone che non sono ricattabili. Io dico che non mi sento ricattabile, se qualcuno prova a ricattarmi l’unica conseguenza è che vado in tribunale e faccio una denuncia, come è dovere di qualunque parlamentare di questa Repubblica. Mi sono sempre comportato onestamente nella mia vita, se qualcuno pensa il contrario lo deve provare e non fare insinuazioni. Credo nella mia e nella vostra libertà di pensiero, credo anche al principio costituzionale per cui finchè una persona non viene condannata si deve presumere che sia innocente.

Ma credo anche che sia giunto il momento di dirvi, cari signori, che c’è qualcuno che sta giocando alle nostre spalle, che evidentemente ha interessi diametralmente opposti ai nostri.

Non credo che queste vicende si siano verificate per caso, non credo sia un caso nemmeno che si siano verificate così vicino al congresso della Democrazia Cristiana. Io il regista lo vedo, è un regista molto chiaro ma non sono ancora in grado di farvi il nome, ma non esiterò un momento a dirvi chi è il soggetto che reputo responsabile di questa campagna diffamatoria a stillicidio, che evidentemente si diverte a fare in modo che questa classe politica venga sempre più delegittimata. Questo è un disegno mi preoccupa perchè usa tanti piccoli pedoni confidando nella nostra predisposizione a fare un po’ la guerra tra bande. Credo che quello che abbiamo letto sui giornali non abbia alcuna attinenza con la politica, credo che abbia attinenza con la magistratura, credo
che si debba aver fiducia nella magistratura perchè è l’unico modo in cui si possono accertare le verità processuali. Fino a quel momento non sono verità, sono solo visioni parziali e strumentali ma soprattutto sono notizie che escono ad orologeria.

Nessuno si è ancora chiesto a chi appartiene la gran parte degli organi di informazione di questo paese, io vi dico attenzione, se prima c’erano soggetti che sono finiti nella vicenda Fincapital oggi guardate chi c’è dietro i giornali. Chiedetevi come certi siti, che sistematicamente raccolgono informazioni di un certo tipo, hanno precise linee editoriali e input, come riescono a sostenersi.
Non so, ricattano? Può darsi. Hanno pubblicità? Non le vedo quasi mai. E allora? Non è che forse c’è qualche sponsor che non ama questo parlamento, che non ama questa Repubblica e che forse ha fini diversi.

Di tutte le vicende c’è un elemento comune su cui sto cercando di riflettere, ho letto delle notizie su Marco Gatti che riportano un certo tipo di codice, io quel codice l’ho cercato e l’ho fatto cercare ma non esiste. Sia su La Voce che su Giornale.sm sono usciti 3 codici che non esistono nelle forze di polizia, quindi escono da un altro contesto.

Altro fatto singolare: Fondazione Caponnetto, il presidente Calleri esclude e smentisce categoricamente che ci sia una bozza della relazione dell’Osservatorio sui fenomeni della criminalità organizzata che possa circolare. Eppure qualcuno ne ha pubblicato degli stralci.

Io non me la prendo col giornalista che pubblica quanto riceve credendo magari che sia vero. Mi pongo il problema di chi fa veicolare queste cose: se è difficile trovare una soluzione, lo è un po’ di meno in un determinato contesto, che è quello processuale.

Leggendo L’Informazione di questi giorni mi rendo conto che le notizie escono da un alveo ben definito, mi riferisco alla vicenda del ‘Conto Mazzini’. Allora mi chiedo, se escono da quel contesto chi può averle fatte uscire? La polizia giudiziaria? Lavoro da tanti anni nel settore della giustizia, sarebbe la prima volta. Il tribunale stesso?
Anche in questo caso sarebbe la prima volta.

Ci sono due comunicazioni giudiziarie, ci sono due persone che evidentemente hanno a disposizione queste informazioni. Sono loro gli autori? Non lo posso affermare. Ma leggo oggi un ulteriore stralcio in cui si parla dell’alimentazione della provvista. E noto che su Giornale.sm sistematicamente compaiono da mesi strane interviste a un imprenditore che manda messaggi che io ritengo, alla luce di quello che poi si è verificato, trasversali a certi soggetti che sicuramente lui conosce e noi non conosciamo. Poi guarda caso ci troviamo l’articolo in cui si dice che potrebbe essere stato lui ad alimentare quel conto.

Tutte queste stranezze io comincio a pensare che non siano casuali. Già da alcuni giorni assisto Marco Gatti e abbiamo presentato una denuncia per una campagna calunniatoria. Oggi mi trovo su Giornale.sm che Marco Gatti sarebbe indagato: io dico molto semplicemente a voi che le rogatorie ci sono, individuano degli indagati e individuano dei
testimoni. Forse qualcuno ha fatto un po’ di confusione e saremo costretti a implementare la nostra denuncia, che era contro ignoti, con una denuncia ben specifica nei confronti di questo soggetto.

Io ho la sensazione che ci sia la volontà di alimentare confusione, di alimentare un clima di sospetto folle con l’intendimento di spingere alcune forze politiche ad una guerra su questioni di moralità in cui non potremo mai individuare chi è più o meno morale. Io qui ho sentito tante accuse di diverso genere ma non ce n’è ancora stata una fondata e circostanziata: cioè che attribuisce un fatto
di rilevanza penale e questo viene assodato; quantomeno per insinuare il dubbio servirebbe il rinvio a giudizio. Io di rinvii a giudizio su questa vicenda non ne ho ancora visti. Poi per avere più di un dubbio servirebbe una condanna in primo grado e non ho visto neanche questo. Un fatto, poi, è accertato quando c’è una condanna definitiva.

Altro problema: quando qualcuno chiede le dimissioni di una persona che non è indagata né condannata, che sulla base della nostra costituzione dovrebbe presumersi innocente, allora io mi chiedo qual è la moralità dei moralizzatori. Invito quelle stesse persone a chiedersi se sono morali le loro affermazioni: io mi rendo conto che quanto
uscito sulla stampa è sconvolgente, sconvolge anche me e mi preoccupa ma questo non può farmi dare patenti di immoralità e di colpevolezza o di innocenza agli uni o agli altri. Anche perchè in questo dibattito mi è sembrato che ogni forza politica sia stata autoreferenziale: nessuno di noi conosce i fatti e nessuno di noi è giudice.

Tutti siamo indotti a lasciarci influenzare, e torno al tema da cui sono partito, da notizie di stampa alcune delle quali infondate ma che comunque alimentano il nostro dibattito. Siamo seri nel sollevare un dibattito su notizie di stampa? Su notizie di stampa non si aprono nemmeno procedimenti penali perchè non sono attendibili e qui già stiamo facendo i processi. Quello che ho letto sul Conto
Mazzini e su Marco Gatti mi ha infastidito, io cerco di documentarmi e di verificare e di farmi un’opinione, ma finchè una persona non è stata condannata me la tengo per me perchè diversamente sarei una persona scorretta.

Credo che tutti quanti dobbiamo dire che se ci sono fatti di rilevanza penale la magistratura li deve accertare, dobbiamo dare alla magistratura tutti gli strumenti per lavorare e dobbiamo poi essere informati dell’esito e fare poi le dovute considerazioni politiche.

Ma qui dal tribunale ancora non emerge niente, con questo non voglio dire che non sia successo niente, anzi il dubbio ce l’ho ma me lo tengo per me.

Voglio invitare i colleghi di Rete e Civico 10 a riflettere: queste notizie escono a orologeria e alcune sono infondate, almeno questa di Marco Gatti vi dico che è infondata perchè conosco gli atti. E allora c’è qualcosa che non torna, c’è una regia che non ama il nostro paese e cerca di fare leva sull’ingenuità e sull’innocenza di alcuni
consiglieri per creare polemica qui dentro. Non è il momento. Ora è il momento di preoccuparsi di situazioni ben più gravi che sono di nostra competenza, anziché andare a interferire su questioni che non sono di nostra competenza.

Attenzione a delegittimare i colleghi consiglieri solo perchè c’è del chiacchiericcio su di essi. Prima qualcuno citava Borsellino, io vorrei ricordare che Falcone prima di essere ammazzato ha subito una campagna diffamatoria da parte della mafia. Attenzione perchè per chi è criminale, e lo è davvero, utilizzare giornali, che magari si comprano con due lire, per fargli pubblicare notizie false e sputtanare delle persone per bene è troppo facile, ma questo non succede se le persone perbene cominciano a essere coerenti sulla base dei propri principi costituzionali e cominciano a leggere queste informazioni e vagliarle con spirito critico. Solo a quel punto si può esprimere un giudizio e anche una condanna politica. Fino a quel punto faremo una guerra di reciproca delegittimazione che non ha senso. Invito i colleghi consiglieri a non prestarsi a facili speculazioni che non fanno onore al loro ruolo istituzionale.