MASSIMO CENCI SUL REPORT FMI

imagesSpendiamo tanto tempo, a San Marino, per capire chi è peggio di chi. Chi ha fatto poco, chi ha fatto male, chi vuole distruggere, chi ha le soluzioni per tutto, chi dice che era meglio prima, chi dice che non abbiamo futuro, chi dice che chi ha governato negli anni bui di questo paese dovrebbe tacere... c’è un chi per tutto.


Anche per questo trovo interessante la dichiarazione conclusiva del Fondo Monetario Internazionale, perché fornisce una visione del nostro paese con cognizione di causa ma con il distacco di chi non è emotivamente coinvolto – o interessato – alle nostre piccole questioni interne.
La fotografia che emerge dal report del Fondo è quantomai reale: mostra un paese che prova a rialzarsi da una crisi che ha colpito tutti, e che per tutti è di difficile soluzione, non è un caso che tra i rischi che potrebbero rallentare una crescita più elevata della nostra economia gli esperti del FMI indichino il prolungato rallentamento della crescita in Italia e nell'eurozona. È facile e comodo dimenticarsi di cosa succede intorno (nel vero senso della parola) a noi, così come è facile e comodo propagandare il messaggio dell’isola felice alla quale tutto è dovuto.
La crisi che abbiamo vissuto – e che stiamo vivendo – lascerà un mondo diverso, e con una lucidità che in altri paesi è normale, il Fondo ci invita a adeguarci alla nuova situazione economica post-crisi. Rispondendo, in questo modo, a chi è abituato a ragionare guardandosi indietro quando, in cambio di un buon tenore di vita, abbiamo consentito a qualcuno di privarci di un futuro più sereno e vicino al nostro essere.
Il report dice che c’è ancora molto da fare. Per aiutare il sistema bancario, fondamentale per sostenere la ripresa del paese; lo stimolo è anche per le stesse banche dovranno metterci del proprio, così come per Banca Centrale che dovrà ampliare i propri orizzonti (a questo proposito il Fondo sollecita l'assunzione di professionalità straniere, esperte in ristrutturazione bancaria). Per ridurre la spesa pubblica, e non sfugge agli esperti del Fondo l’attuale livello della retribuzione dei dipendenti pubblici sul quale invitano ad agire, così come sulle pensioni e sui costi del sistema sanitario. Per pianificare una strategia fiscale pluriennale che consenta di accantonare riserve per affrontare eventuali shock futuri e consentire gli investimenti necessari per dare un nuovo volto al paese.
Ma quello che emerge veramente dal report è l’immagine di un paese che, in mezzo a mille difficoltà, ce la sta mettendo tutta per reagire. Il Fondo Monetario scrive dei progressi significativi che San Marino ha compiuto per normalizzare le relazioni internazionali e uscire dalla profonda recessione, dell’importanza dell’inclusione nella white list fiscale italiana e alla conclusione degli accordi di cooperazione finanziaria ed economica con l'Italia (situazioni normali e dovute per chi ci pensa ancora come un popolo di eletti), dell’importanza dell’impegno sul fronte tributario degli ultimi due anni (leggasi in primis riforma fiscale, tanto facile da strumentalizzare) che costituisce la premessa per ricostituire le riserve finanziarie di cui abbiamo bisogno. Scrive dei nostri successi internazionali, della bontà delle leggi che abbiamo fatto e degli interventi che faremo.
Ecco, questo è il mio rammarico più grande. Mentre da fuori vedono nella nostra Repubblica quanto di buono si sta facendo e quanto potenziale abbiamo per crearci un futuro, da dentro spesso non si perde l’occasione di svilire - dentro e fuori San Marino - quello che siamo, quello che abbiamo fatto e che stiamo facendo, con l’atteggiamento di chi sta guardando con un occhio molto indietro, ad un passato che per molti aspetti spero non torni più, e con l’altro al futuro più immediato possibile, quello del successo alle prossime elezioni elettorali, costi quel che costi. Successo elettorale costi quel che costi: chissà quanti negli anni più tristi del nostro passato recente hanno ragionato così. E sappiamo bene quanto c’è costato.
È evidente, si può fare di più, si può fare meglio. Ma in un momento così difficile e decisivo è importante riuscire a guardare avanti, appoggiandoci su quello che abbiamo capendo, e facendo capire, che è tanto. Dobbiamo farlo il più uniti possibile, perché questo è il momento di creare, non di distruggere.